Il voto alle donne
Il diritto arrivò con un decreto del 1945, ma le italiane votarono per la prima volta nel 1946: alle amministrative di marzo e il 2 giugno, al referendum e per la Costituente.
Redazione AdaTeoriaFemminista ·
In Italia il voto alle donne arrivò in due tempi. Il diritto fu riconosciuto da un decreto del 1945, ma le italiane lo esercitarono per la prima volta nella primavera del 1946, prima alle elezioni amministrative e poi, il 2 giugno, al referendum istituzionale e all'elezione dell'Assemblea Costituente.
Il decreto del 1945
Il 1° febbraio 1945, con il Nord ancora occupato, il Consiglio dei ministri guidato da Ivanoe Bonomi approvò l'estensione del voto alle donne. Il provvedimento è il decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23, e riguardava le italiane che avevano compiuto 21 anni.
Il decreto, però, riconosceva soltanto l'elettorato attivo: le donne potevano votare, non essere elette. L'eleggibilità arrivò con il decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, sulle norme per l'elezione dell'Assemblea Costituente, che ammetteva come candidati cittadini e cittadine con almeno 25 anni.
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Le prime urne: marzo e giugno 1946
Il primo voto vero e proprio fu locale. Il 10 marzo 1946 si aprì la prima tornata delle elezioni amministrative, che si svolsero in più turni nei mesi successivi. Per molte donne fu la prima volta in un seggio, e un numero discreto di loro entrò nei consigli comunali.
Il 2 giugno 1946 arrivò la prova nazionale. Gli italiani, e per la prima volta le italiane, votarono al referendum che doveva scegliere tra monarchia e repubblica ed elessero l'Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la nuova Costituzione. Fu la prima elezione politica in cui le donne poterono votare e candidarsi.
Le 21 donne della Costituente
Su 556 deputati eletti all'Assemblea Costituente, le donne furono 21: nove della Democrazia cristiana, nove del Partito comunista, due del Partito socialista di unità proletaria e una dell'Uomo qualunque. L'Assemblea si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946.
Cinque di loro entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di preparare il progetto di Costituzione: Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Teresa Noce e Lina Merlin. La Costituzione fu approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948; tra i suoi principi c'è la pari dignità sociale dei cittadini "senza distinzione di sesso", sancita dall'articolo 3.
Rispetto ad altri paesi l'Italia arrivò tardi. Le donne votavano già in Nuova Zelanda dal 1893, in Finlandia dal 1907, in Norvegia dal 1913 e nel Regno Unito, con limiti di età, dal 1918.
La distanza tra le due date racconta bene la storia. Nel 1945 il voto fu una concessione scritta in un decreto; nel 1946 divenne una presenza reale, nelle urne e nelle istituzioni. Quando la Costituente iniziò i lavori, tra i banchi che avrebbero scritto la Repubblica sedevano 21 donne.


