Femminismo: significato e storia
Che cosa vuol dire femminismo, quando nasce la parola e perché al suo interno convivono due modi diversi di pensare la parità: l'uguaglianza e la differenza.
Redazione AdaTeoriaFemminista ·
Il femminismo non è una dottrina unica, ma un movimento e un insieme di teorie sui diritti delle donne e sulla critica della gerarchia tra i sessi. Nell'immaginario comune evoca la richiesta di parità salariale o di rappresentanza, ma al suo interno convivono modi diversi di intendere l'uguaglianza: le due correnti principali sono il femminismo dell'uguaglianza e il femminismo della differenza.
Che cosa significa femminismo
Treccani definisce il femminismo come il movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne e, in senso più ampio, come l'insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale femminile e propongono nuove relazioni tra i sessi nella vita privata e una posizione paritaria in quella pubblica. Femminista, per lo stesso vocabolario, è chi sostiene il femminismo: la parola indica un'adesione a idee, non l'appartenenza a un sesso. Per questo il femminismo non va confuso con "le donne" in generale, né ridotto a uno slogan.
Da dove viene la parola
Le prime manifestazioni del femminismo vanno cercate nel tardo Illuminismo e nella Rivoluzione francese, ma il termine fu coniato solo verso la fine dell'Ottocento, per indicare un movimento politico e sociale per l'emancipazione delle donne. L'obiettivo di partenza era un'emancipazione completa sul piano economico, giuridico e politico. A questo si è aggiunta nel tempo l'aspirazione a un cambiamento radicale della società e dei rapporti tra uomini e donne, attraverso la liberazione sessuale e l'abolizione dei ruoli tradizionalmente assegnati alle donne.
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Uguaglianza e differenza
Il femminismo dell'uguaglianza chiede che uomini e donne abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità, e che ciascuno sia valutato per le proprie capacità e non per il sesso. Il femminismo della differenza parte da un'altra domanda: se la parità si misura su un modello pensato al maschile, basta davvero includervi le donne? Per questa corrente la differenza sessuale non è un ostacolo da cancellare, ma qualcosa da pensare. Non si tratta di affermare una superiorità femminile, bensì di rifiutare l'idea che l'essere umano "neutro" coincida con l'uomo.
In Italia il riferimento più noto di questa linea è Diotima, comunità filosofica femminile costituita a Verona nel giugno 1984, tra le cui fondatrici figurano Luisa Muraro e Adriana Cavarero. Nel 1987 il gruppo pubblicò Il pensiero della differenza sessuale, libro che contesta alla cultura occidentale di non aver mai elaborato in sapere il fatto che la specie umana è sessuata. La Libreria delle donne di Milano ricorda che la filosofia di Diotima nasce da un'esperienza di femminismo come pensiero della differenza, distinto da quello presentato come pensiero dell'uguaglianza. Il pensiero della differenza, del resto, è in buona parte di importazione francese, e Diotima è rimasta fedele a quello spirito.
Accanto a Diotima si cita spesso Carla Lonzi, attivista e autrice di Sputiamo su Hegel (1970), figura di riferimento del femminismo italiano degli anni Settanta. Uno studio pubblicato su OpenEdition descrive Muraro come una sorta di "figlia ribelle" di Lonzi: un modo per dire che il pensiero della differenza ne raccoglie l'eredità senza limitarsi a ripeterla.
Queste correnti non esauriscono il femminismo, ma aiutano a leggerlo. Il movimento condivide una rivendicazione di fondo, la fine della subordinazione delle donne; ciò che cambia è il modo di intendere la parità e la strada per arrivarci. Chi cerca una definizione semplice può fermarsi lì: il femminismo è la lotta contro la disuguaglianza tra i sessi, declinata in più di una forma.


