Ovaio policistico: sintomi
Cicli irregolari, acne, peli in eccesso: i segnali della sindrome dell'ovaio policistico, come si arriva alla diagnosi e perché non basta un'ecografia.
Redazione AdaTeoriaFemminista ·
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica. Per sintomi, dubbi o terapie rivolgiti al medico di base, al ginecologo o al consultorio della tua ASL.
La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è una condizione ormonale comune che si manifesta spesso con cicli irregolari e con i segni di un eccesso di androgeni, come acne e irsutismo. Non esiste un singolo esame che la riveli: la diagnosi nasce dalla combinazione di più elementi.
I sintomi più frequenti
Secondo il Ministero della Salute, la PCOS comprende alterazioni del ciclo mestruale: cicli irregolari, mesi senza mestruazioni, cicli radi o prolungati. A questo si possono aggiungere i segni dell'iperandrogenismo, cioè dell'eccesso di ormoni androgeni, come l'acne e l'irsutismo, una crescita di peli su viso e corpo superiore al normale. La sindrome può essere associata anche a obesità e infertilità.
Le indicazioni per le pazienti del servizio sanitario britannico descrivono un quadro simile:
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- mestruazioni irregolari o assenti;
- difficoltà a ottenere una gravidanza;
- peli più abbondanti del solito sul viso o sul corpo;
- sovrappeso o difficoltà a perdere peso;
- pelle grassa o acne.
Non tutte le donne con PCOS presentano tutti questi segni, e non è soltanto un problema di fertilità: la sindrome riguarda il ciclo, la pelle, i peli, il peso e il metabolismo.
Come si arriva alla diagnosi
Dopo aver escluso altri disturbi con manifestazioni simili, nell'adulta la diagnosi richiede almeno due dei tre criteri di Rotterdam: ovulazione rara o assente, segni clinici o di laboratorio di iperandrogenismo, ovaie di aspetto policistico all'ecografia.
Ne derivano due conseguenze spesso fraintese. Le ovaie policistiche non sono indispensabili per la diagnosi, se sono presenti gli altri due criteri. E la loro sola presenza all'ecografia non basta a stabilire che si tratti di PCOS.
Il ruolo della resistenza all'insulina
La resistenza all'insulina, cioè una risposta ridotta delle cellule a questo ormone, è presente in circa il 65-80% delle donne con PCOS, indipendentemente dall'obesità, secondo il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. Il peso in eccesso può aggravarla. Non riguarda però tutte le pazienti, così come non tutte sono in sovrappeso.
Quando c'è, la resistenza all'insulina peggiora sia gli aspetti riproduttivi sia quelli metabolici della sindrome e aumenta nel tempo il rischio di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari. Per questo la PCOS va seguita anche dopo la diagnosi, non solo quando si cerca una gravidanza. La gestione è individuale: in genere comprende misure sullo stile di vita, mentre le terapie vengono scelte dal medico in base ai sintomi e alle priorità della paziente.
Cicli irregolari che persistono, acne, peli in eccesso, aumento di peso o difficoltà a concepire sono buoni motivi per rivolgersi al medico di famiglia, al ginecologo o al consultorio: solo una valutazione completa può mettere insieme i segni che portano alla diagnosi.


