Le ondate del femminismo
Dal suffragio all'attivismo sui social: che cosa si intende per prima, seconda, terza e quarta ondata del femminismo, e perché gli storici discutono la metafora.
Redazione AdaTeoriaFemminista ·
La storia del femminismo si racconta di solito come una successione di ondate. È uno schema comodo e molto diffuso, ma la metafora stessa è discussa: si è affermata tardi, quasi un secolo dopo i fatti che descrive, e rischia di appiattire una storia fatta di sovrapposizioni e differenze tra paesi.
Le quattro ondate classiche
La divisione convenzionale distingue quattro fasi:
- Prima ondata, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: l'obiettivo principale è il diritto di voto, accanto ai diritti civili come la possibilità per le donne sposate di disporre dei propri beni. Negli Stati Uniti il suffragio femminile arriva nel 1920, ma date e percorsi cambiano molto da paese a paese.
- Seconda ondata, dagli anni Sessanta a tutti gli anni Settanta: la parità si sposta sul lavoro, la politica, il matrimonio e la famiglia, l'istruzione e la sessualità. Tra le voci più note c'è Betty Friedan, che criticò una cultura capace di valorizzare le donne quasi solo come mogli e madri.
- Terza ondata, dalla metà degli anni Novanta: guidata dalla generazione X, costruisce sulle conquiste precedenti e ne critica i limiti, dando più spazio alla diversità di esperienze tra donne per origine, classe e orientamento sessuale.
- Quarta ondata, a partire all'incirca dal 2012, anche se la sua esistenza come fase distinta è discussa: si concentra su molestie sessuali, body shaming e cultura dello stupro, e usa i social media come strumento principale per denunciare e mobilitare, come è accaduto con #MeToo.
Le ondate in Italia
Lo schema, nato per descrivere soprattutto la storia statunitense e britannica, si applica all'Italia solo in parte. Il voto alle donne arriva con il decreto del 1945 e viene esercitato per la prima volta nel 1946. Gli anni della seconda ondata coincidono con le grandi riforme: la legge sul divorzio del 1970, confermata dal referendum del 1974; la riforma del diritto di famiglia del 1975, che stabilisce la parità tra i coniugi; la legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza; l'abrogazione del delitto d'onore e del matrimonio riparatore nel 1981.
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Perché la metafora è discussa
L'immagine delle ondate fu usata per la prima volta nel 1968 da Martha Weinman Lear in un articolo del New York Times intitolato "The Second Feminist Wave". Si affermò negli anni Settanta per raccontare le mobilitazioni femministe in Occidente a partire dall'Ottocento, e dagli anni Novanta è sempre più contestata. Qualche anticipazione esiste: già nel 1884 la scrittrice Frances Power Cobbe paragonava i movimenti sociali, e in particolare quello delle donne, al moto delle onde e degli oceani.
Le critiche sono di due tipi. Da un lato la metafora suggerisce che ogni fase sostituisca la precedente, mentre obiettivi e generazioni si sovrappongono: le battaglie sulla violenza o sul lavoro attraversano tutte le "ondate". Dall'altro lascia in ombra i periodi tra un'onda e l'altra, come se in quegli anni il movimento fosse scomparso, e tende a generalizzare esperienze nate in pochi paesi occidentali.
Le ondate restano quindi una scorciatoia utile per orientarsi, non una mappa definitiva. Servono a collocare nel tempo parole d'ordine e conquiste, a patto di ricordare che la storia del femminismo è più continua, e più varia, di quanto quattro numeri possano raccontare.


