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Il secondo sesso

Nel 1949 Simone de Beauvoir pubblicò Il secondo sesso, il libro della donna come «l'Altro» e del «Donna non si nasce, lo si diventa». Che cosa sostiene e perché è discusso.

Redazione AdaTeoriaFemminista ·
Il secondo sesso
Foto: Moshe Milner / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Nel 1949 Simone de Beauvoir pubblicò in Francia Le Deuxième Sexe, in italiano Il secondo sesso. L'opera, in due volumi, è un'indagine sull'oppressione delle donne ed è considerata uno dei testi fondamentali del femminismo del Novecento. Estratti erano già apparsi l'anno prima sulla rivista Les Temps Modernes.

La tesi: la donna come «l'Altro»

Al centro del libro c'è un'idea semplice da enunciare e difficile da smontare: la donna è stata definita come «l'Altro», mentre l'uomo è trattato come il soggetto, l'essere essenziale. Secondo Beauvoir, la condizione femminile è il risultato di una lunga oppressione, prodotta proprio da questa relegazione della donna al ruolo di «Altro» dell'uomo.

Da qui viene la frase più famosa del libro: «On ne naît pas femme: on le devient», resa in italiano con «Donna non si nasce, lo si diventa». Essere donna, in questa prospettiva, non è un destino biologico ma il risultato di un processo sociale.

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Esistenzialismo: trascendenza e immanenza

Il quadro filosofico è quello dell'esistenzialismo, la corrente associata anche a Jean-Paul Sartre. Beauvoir lega la condizione delle donne all'opposizione tra trascendenza e immanenza. La trascendenza è la libertà di progettare, di agire sul mondo e cambiarlo. L'immanenza è la ripetizione, il mantenimento di ciò che già esiste.

Agli uomini, sostiene Beauvoir, è stato riservato il privilegio della trascendenza attraverso i progetti; le donne sono state costrette in un'immanenza ripetitiva e non creativa, fatta di cura della casa e della famiglia. Il problema non è la natura delle donne, ma una posizione che la società ha assegnato loro: le donne non sono meno capaci di trascendenza degli uomini.

Un libro influente e discusso

Il secondo sesso è stato definito un'opera «rivoluzionaria». Molti studiosi attribuiscono alla frase sul diventare donna il merito di aver contribuito a individuare la distinzione tra sesso e genere, cioè tra il dato biologico e i ruoli costruiti dalla società.

Non tutte le lettrici femministe, però, hanno accolto il libro senza riserve. Alcune hanno trovato problematico il suo impianto esistenzialista, fino a giudicarlo «decisamente antifemminista». Altre critiche hanno osservato che il modello di libertà proposto da Beauvoir finisce per modellare le donne sugli uomini e sottovaluta le esperienze delle donne delle generazioni precedenti.

A distanza di decenni, Il secondo sesso resta un punto di partenza per chi vuole capire come il genere venga costruito socialmente, anche se il femminismo successivo ha messo in discussione parti importanti del suo quadro.

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